"Io son la Via, la Verità e la Vita" (Giovanni 14, 6)


Relatore: Prof. Enzo Bianchi
“Io sono la Via, la Verità e la Vita”. (Giovanni 14,6)

Coordinatore : Arch. Marzia Banci

Il relatore subito osserva come sia spontaneo e pressoché inevitabile, quando si affronta il tema della Verità, porsi la domanda di Pilato: “Quid est veritas?”.
Gesù, incarnatosi per rendere testimonianza alla Verità, sceglie di non rispondere al governatore romano e mantiene un silenzio carico di significato e ordinato alla Verità che Lui Stesso era venuto a rivelare. Oggi la cultura occidentale sostiene che è impossibile possedere la Verità e coltivare questa pretesa di assolutezza, quindi l’unica espressione ammessa è cercare la Verità. Per la concezione cristiana, invece, ciò che cercavano i Greci è identificato col pensiero di Gesù: la Verità è Gesù! A questo punto, in termini spirituali o di vita interiore si pone un nuovo problema: la Chiesa è alla ricerca della Verità? Ne è depositaria? Ne è il baluardo? La risposta del prof. Bianchi è chiara e categorica: “All’interno della grande tradizione cristiana nessuno possiede la Verità, neanche la Chiesa”, perché la Verità, nella sua pienezza, è sempre escatologica, è qualcosa verso cui andiamo, qualcosa che ci precede, che ci sta sempre davanti, ma che non possediamo. La Chiesa non possiede la Verità, né possiede Cristo, Egli eccede la Chiesa. Nel Cristianesimo, quando si dice “Verità”, si deve intendere “cercare la Verità” e il cristiano la cerca, ma non la possiede mai nella sua pienezza. Ecco, quindi, la grandezza del gesto di Papa Giovanni Paolo II che nel 1994 ha voluto chiedere perdono per gli errori e l’acquiescenza della Chiesa a metodi di intolleranza, violenza e persecuzione nel servizio della Verità. Qual è quella Verità cristiana che accetta di lasciarsi servire dalla violenza? Forse è una verità che si vuole sostituire alla Verità stessa.
Il relatore passa ora a considerare che la Verità non è soltanto un “quid”, ma che è anche un “come”. Nel Cristianesimo, infatti, c’è questa particolarità per cui non basta solo il contenuto, ma lo stile vale quanto il contenuto. La Verità va detta con uno stile che le renda un giusto servizio: quid e quomodo. Si procede osservando che nell’Antico Testamento si cercherebbe invano il termine “Verità”, che è invece presente nel Nuovo Testamento dove coincide con la persona di Gesù Cristo, il solo punto di partenza di una intelligenza cristiana della Verità. Nel prologo del Vangelo di Giovanni si afferma che Dio nessuno l’ha mai visto, ma che Gesù ce lo ha raccontato, spiegato. Abbiamo, quindi, una spiegazione di Dio che è la Verità di Gesù Cristo. Ne consegue che, per andare a Dio, dobbiamo conoscere Gesù e la Sua vita umana e, inoltre, che siamo tenuti a credere di Dio solo ciò che Gesù ci ha detto. Il relatore osserva ora che la Verità cristiana è sempre legata alla Carità, che si deve dire la Verità facendo insieme la Carità e che, se così non fosse, impediremmo la libertà degli altri. Pascal diceva che la Verità senza la Carità è un idolo che non si può né adorare, né amare. Di seguito viene proposta una considerazione su Verità e pluralità. Se la Verità è una, perché Gesù Cristo è uno, è pur vero che non siamo capaci di avvicinarci ad essa senza una pluralità. Basti pensare ai testi biblici costituiti da 72 libri, scritti nell’arco di 1200 anni, da Babilonia a Roma, in ebraico, greco e latino. Il Cristianesimo stesso, nella molteplicità e diversità dei suoi vangeli, impedisce ogni possibilità di fondamentalismo: quattro sono i ritratti di Gesù e per di più discordanti.
Quando la Verità è sinfonica e plurale apre cammini di comunione insperati, mentre quando è posta come una formula astratta, non serve o, peggio, è foriera di tensioni e lacerazioni. Quindi, se Gesù è la Verità, non si deve avere alcun timore, perché è sempre possibile il dialogo e il confronto di cui si alimenta la nostra libertà, la principale vocazione dell’uomo cristiano che, sull’esempio di Cristo, si impegna a orientare la propria vita verso i fondamentali valori di Verità, Libertà e Carità. (Anna Sichirollo)

Montegrotto Terme
26 novembre 2007