“Verità e Libertà.”


Relatore: Prof. Umberto Curi
“Verità e Libertà.”

Coordinatore: Prof. Adriano Ciccotosto

Il relatore si propone di sviluppare i concetti di Verità e Libertà alla luce della tradizione filosofico – culturale dell’Occidente.
Tale tradizione fu oggetto di approfondita riflessione da parte del filosofo ebreo – russo Lev Šestov che, approdato in Francia, scrisse il saggio “Atene e Gerusalemme” (1938). Il titolo compendia la sua chiave di lettura della cultura occidentale, che nascerebbe dalla confluenza della cultura greco – latina (Atene) con la cultura giudaico – cristiana (Gerusalemme). Secondo Šestov, le radici culturali dell’Occidente sono date dall’intreccio non sempre pacifico fra Atene e Gerusalemme.
Ciò premesso, viene preso in esame il famoso passo del Vangelo di Giovanni (18, 38) in cui Pilato chiede a Gesù che cos’è la Verità. Si rammentano i fatti immediatamente antecedenti alla formulazione di questa domanda, considerando come Gesù abbia trascorso una notte tormentosa in preghiera nell’orto degli Ulivi, dove ha sperimentato la profondità della solitudine e dell’angoscia, invocando il Padre di risparmiargli il calice di quell’enorme sofferenza che di lì a poco avrebbe subito.
Gesù dapprima viene condotto davanti ai sommi sacerdoti Anna e Caifa, successivamente presso il governatore romano Pilato.
Egli, dunque, viene trasferito dal mondo della religione ebraica a quello del diritto romano.
E’ importante considerare come Gesù non risponda in modo diretto e soddisfacente alle domande dei sacerdoti e come rifiuti anche la minima risposta a Pilato che Gli propone la fatidica questione in stile socratico: “Quid est Veritas?”.
In questo frangente drammatico Gesù si fa riconoscere come uno che è venuto al mondo per rendere testimonianza alla Verità; Egli è μάρτυρ (=martir : testimone) della Verità.
Quando Gesù afferma che “chiunque è dalla parte della Verità ascolta la mia voce”, intende dire : “chi è dalla parte della Verità obbedisce alla mia voce”.
Due volte Egli pronuncia la parola “Verità”, per dire che è  martire / testimone e che bisogna obbedire, sottomettersi.
Alla ricerca di una possibile spiegazione del silenzio di Gesù davanti alla domanda cruciale di Pilato, è utile risalire ad un passo precedente del Vangelo di Giovanni, in cui l’apostolo Tommaso chiede a Gesù come conoscere la via verso la Verità e Questi gli risponde: “Io sono la via, la verità, la vita”.
Gesù dunque offre una risposta chiara ed esauriente al discepolo Tommaso, non ai sacerdoti, né tanto meno a Pilato.
Gesù pare non voler rispondere ai rappresentanti del giudaismo e dell’Antico Testamento, quasi a rimarcare lo scarto che c’è fra questa tradizione e la Sua parola.
Tommaso, dunque, è uno che “audit” (=ascolta) la voce di Gesù, ma anche uno che “oboedit” (=obbedisce: oboedio, da ob + audio); è un suo apostolo (=inviato) a cui Gesù può rispondere, mentre Anna e Caifa non sono disposti all’ascolto, chiusi nelle loro certezze dogmatiche.
Per quanto riguarda Pilato, Gesù sceglie di non rispondere ad una domanda che già racchiude in sé la risposta, cioè che la Verità sia un “quid”, una cosa che si possa contenere in un discorso, come opportunamente osservato dal prof. Sini nella sua relazione del 2 Novembre scorso.
Inoltre Gesù ha appena detto a Pilato che Egli è testimone della Verità, che la Verità può essere dimostrata solo attraverso la testimonianza della propria vita intera.
Dunque la domanda presuppone una verità che Gesù non accetta: che sia una cosa.
Ne consegue che per una tale domanda non c’è risposta.
Si verifica qui lo scarto incolmabile fra la cultura greco – latina, di cui Pilato è esponente, e quella giudaico – cristiana di cui Gesù è iniziatore.
Sono due linguaggi in cui non c’è un codice di traduzione . Quindi Gesù non solo non risponde, ma non potrebbe nemmeno rispondere.
Inoltre la Verità, di cui Gesù è testimone, trascende le categorie giuridiche del diritto romano e la loro logica.
La Verità compare all’interno di una domanda, non in forma assertoria, ma come “veritas indaganda”.
Da questo passaggio decisivo viene il modo con cui dovremmo interpretare la verità di cui si parla nel Cristianesimo, una Verità non data, di cui siamo alla ricerca.
Verità che rimette sempre in discussione se stessa.
Questo è un modo personale, soggettivo, forse non ortodosso, ma che lascia spazio al dialogo.
Infatti non si può dialogare con qualcuno se questo è convinto di essere depositario della Verità e non si mette mai in questione.
Non si può nemmeno dialogare con l’opposto, con chi non è interessato alla Verità, come “questione di vita e di morte”, per dirla con Platone, che nel suo “mito della caverna” delinea un vero e proprio percorso verso la libertà dalle catene dell’ignoranza e dunque verso la Verità.
Un percorso difficile e accidentato, sempre accompagnato dal dolore, che inoltre non ha conclusione, perché quando un uomo riesce finalmente a conquistare la luce della Verità, sente il bisogno di tornare indietro, nel buio della caverna, per condurre alla luce i suoi simili che là ancora giacciono incatenati.
Questo percorso inverso non è meno faticoso e rischioso del precedente, perché ci si scontra con la diffidenza, la derisione, la violenza.
Socrate è l’emblema dell’uomo che ha raggiunto la luce e che, nel tentativo di aprire gli occhi ai propri concittadini, ha trovato la morte.
Heidegger diceva che non si può essere veramente liberi se non si diventa liberatori degli altri.
Si deve avere il coraggio e la coerenza di ritornare nella caverna continuamente per essere liberatori.
Questa concezione greca della Verità e della Libertà è quella che meglio può incontrarsi con l’altra tradizione giudaico – cristiana.
Una Verità intesa come indissolubile dalla Libertà e d’altro canto pronta al sacrificio estremo pur di liberare gli altri, perché solo così Libertà e Verità sussistono.
Allora diventa davvero possibile il dialogo fra culture diverse, nella convinzione che siamo tutti in cammino alla ricerca della Verità, che comunque la nostra condizione umana non potrà mai contemplare nella sua definitiva pienezza. (Anna Sichirollo)

Montegrotto Terme
9/11/2007  ore 21.00