Relazione dell'incontro di Vincenzo Vitiello

Relatore: Prof. Vincenzo Vitiello
“Del rapporto Verità – Mistero”

Coordinatrice: Marzia Banci


Stimolato da considerazioni e domande proposte dalla coordinatrice signora Marzia Banci, presidente dell’Associazione Filosofia di Vita, il relatore sviluppa il concetto che la verità, comunemente intesa come fatto personale e conquista interiore individuale, introduce atteggiamenti sociali di contesa e di violenza, per il fatto che ciascuno tende spontaneamente ad imporre la propria verità in un dato contesto.
L’attuale conflittualità ideologico – religiosa ne è testimonianza concreta e non trova nel dialogo, seppur approfondito e costante, la propria pacificazione, in quanto si tratta di ideologie parallele, cui viene distintamente riconosciuto il valore di verità.
Ne consegue che,  quando il dialogo si esaurisce davanti all’inconciliabilità, l’unico atteggiamento produttivo di bene comune è lo “stare ciascuno accanto agli altri, pregando ognuno con la propria preghiera”.
Dunque la dialettica ceda il passo allo “stare vicini nella diversità”.
Il relatore si definisce un “cristiano della chiesa invisibile”, che sa superare forme e conflittualità ideologiche e dove il pensiero individuale acquista dignità di preghiera: “Io prego quando penso ed esigo che il mio pensiero sia rispettato come una preghiera”.
C’è infatti una certa analogia fra pensiero, inteso come produzione originale e creativa, e la preghiera come atteggiamento in cui si esce da sé per tendere al trascendente, quindi al mistero.
Secondo Schelling, il pensare è “una forma di vita” , che va fermata ed interrogata, perché la Verità si pone in rapporto col mistero nella forma della domanda, come per primo comprende Platone.
Parmenide, Eraclito, con le loro teorizzazioni sul principio, sono σοφοί (=sofoi) , sapienti, non filosofi, perché la filosofia interroga ed il filosofo si fa interrogare.
Anche Cristo, che parla come Verità, rappresenta la Verità che interroga gli altri su di sé: “Voi chi dite che io sia?”.
Qui la Verità si piega al senso del mistero con cui è sempre in rapporto di alterità, perché non può mai essere assoluta, non può comprendere tutto, ma solo il particolare concreto.
Del resto, la rivelazione cristiana dice che il mistero è mistero e lo mantiene tale: “Aperiam os meum in parabolis”. Mentre il Cristianesimo contemporaneo manifesta la tendenza a perdere questo senso del mistero, insidiato da aspetti contingenti e dogmatici.
La lettura di un componimento del poeta Mario Luzi sintetizza efficacemente il rapporto fra Verità e intelletto umano a cui essa si sottrae, come la cerva del mito di Atteone, ma da cui vorrebbe, nello stesso tempo, essere raggiunta.
Ad una domanda della coordinatrice sull’esperienza del dolore e sugli esiti nefasti della civiltà europea nel cosiddetto “secolo breve”, il relatore risponde in modo apparentemente paradossale, affermando che i mali d’Europa sono iniziati con l’Umanesimo che esalta l’uomo e lo pone al centro di tutto.
Già Nietzsche aveva anticipato il nazismo: “ Noi uomini schiaccianoci dell’anima”, ma a nulla valgono i profeti, quando si perde il senso comune della dipendenza e del limite.
E’ in nome della verità che si sono compiuti e ancora si commettono i crimini peggiori.
Il rapporto mistero  - verità non è teorico, né filosofico, ma con il mondo, per cui si deve sperimentare che c’è qualcosa di più importante di noi stessi, come già sosteneva Anselmo d’Aosta, chiamando l’uomo “omuncio” , omuncolo.
In questo sentirci tutti omuncoli, condizionati da una realtà mutevole e limitata, si ritrova il senso del mistero e della Verità , come percorso all’interno del mistero stesso , che nella trascendenza cristiana trova il suo pieno svelamento.
Occorre, quindi, con Sant’Agostino, rientrare in se stessi, perché è lì che si può incontrare la Verità e realizzare il trascendimento della propria umana limitatezza: “Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas”. (Anna Sichirollo)

Montegrotto Terme
26 Ottobre 2007, ore 21.00